Cosa mi metto? (Quando l’abito fa il genere)

La scelta morfologica sarà condizionata dall’argomento? Una significativa oscillazione tra genere maschile e femminile si trova nelle didascalie che seguono, fatalmente appaiate:

MinistroMinistra

-a ed -o sono minimi termini selezionati dalla circostanza.
Noi diciamo: Agli atti!

Francesca Chiusaroli, Scritture Brevi
1 luglio 2014

Ed ecco il 4 luglio un intero articolo dedicato dove ancora il titolo (l’articolo contiene tutte le possibili opzioni) sancisce l’abbinamento tra “abito” e genere:
Boschi

Francesca Chiusaroli

About Francesca Chiusaroli

Sono nata a Recanati, dove vivo. Mi sono laureata a Macerata, dove oggi insegno linguistica. Tra allora e ora, altre sedi.

2 thoughts on “Cosa mi metto? (Quando l’abito fa il genere)

  1. Licia Corbolante
    1 luglio 2014 at 19:32

    Sul sessismo linguistico vado in controtendenza: sono tra chi preferisce l’uso del maschile con valenza neutra per i titoli professionali o le cariche istituzionali ricoperte da donne, se non c’è una forma femminile diffusa. La mia sensazione, condivisa da varie ing., avv., arch., è che le forme femminili “forzate” tendano a sottolineare che in quel ruolo c’è una donna, come se fosse una cosa insolita e inaspettata, mentre il sesso di chi fa cosa dovrebbe essere irrilevante.
    Questo esempio di il ministro / la ministra mi ha ricordato una conversazione avuta con un avvocato e un magistrato, entrambi uomini, che mi raccontavano che nel loro ambito sia uomini che donne usano il maschile con valenza neutra avvocato con riferimento al ruolo (il sesso della persona è irrilevante). Quando si dice avvocatessa, è per questioni non legate alla professione, ad es. “l’hai vista l’avvocatessa XYZ?” segnala che si vuole commentare l’aspetto fisico di XYZ o comunque il suo essere donna – in questo caso il sesso della persona diventa rilevante.

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